Pancia al mare, foto dell'autrice.

Partorire a Londra, la mia esperienza e le differenze con l’Italia

Ho passato la mia prima gravidanza in preda ai dubbi e all’ansia.  Da futura mamma italiana in UK, ho fatto dei forum italiani e inglesi le mie letture quotidiane. Ho imparato tanto, soprattutto leggendo delle esperienze altrui. Quindi, eccomi a raccontarvi com’è partorire a Londra e quali sono le differenze con l’Italia.

Innanzitutto, ammetto di essere stata fortunata. Ad essere rimasta incinta, ovviamente, ma anche ad aver avuto un gruppo di supporto. Amiche, rigorosamente con la panza, sia a Londra che in Italia, con cui condividere ansie, paure e gioie.
Se sei incinta o hai in programma di esserlo, sappi che avere una rete di supporto è fondamentale.  A questo proposito però, approfondirò il discorso in un altro post.

Veniamo alla mia esperienza sul partorire a Londra e alle differenze con l’Italia.

evviva, sono incinta!

Prova e riprova, alla fine ce l’abbiamo fatta. Evviva! Ma ora che si fa?
Mentre le mie amiche in Italia erano in trepida attesa (ed io con loro) dei risultati delle beta, io ero dal medico di base. La dottoressa si è limitata a farmi le congratulazioni e mi ha chiesto di scegliere, così su due piedi, l’ospedale in cui avrei voluto partorire.

“Tutto qui?”

Da lì altre settimane di attesa e di ansia, fino al primo appuntamento in ospedale, con due ostetriche che immaginavo mi avrebbero seguito per tutto il mio percorso, ma che invece non ho mai più rivisto.

gli esami di routine

In tutta la gravidanza mi hanno pesata una volta, fatto gli esami del sangue per tre e controllato la pressione ad ogni visita. Al contrario, le mie amiche si sottoponevano ad analisi di ogni genere praticamente ogni mese.
Mentre in Italia si controllava la positività alla toxoplasmosi, io qui a Londra, ignara del mio esserlo o meno, eliminavo qualsiasi cosa anche solo potenzialmente pericolosa dalla mia dieta.

In Italia, le amiche andavano dal ginecologo e mandavano orgogliose i risultati delle ecografie su Whatsapp. Io invece un ginecologo non l’ho mai visto e le ecografie sono andata a farle privatamente. Non che in ospedale non ne siano previste, eh, ma ne fanno solo due (translucenza nucale e morfologica). Io però, volevo a tutti i costi invadere la privacy di mia figlia qualche volta in più.

In Italia, le amiche controllavano l’accrescimento, facevano il tampone e vedevano l’anestesista per decidere la fattibilità dell’epidurale. Io a Londra, vedevo a volte il mio medico di base, a volte una ostetrica, e mi facevo misurare la pancia col metro da sarta (alta tecnologia!).

 

Pancia al mare, foto dell'autrice.

Pancia al mare, foto dell’autrice.

il birth plan

In Italia, le ormai panciutissime amiche, non avevano molto potere decisionale (o anche solo opzioni) in merito a tipologia di parto, induzione, analgesia. Io invece ero qui a scegliere tra birth centre, labour ward o home birth.

Qui a Londra ho potuto esprimere tutte le mie preferenze stilando un birth plan. Ho messo nero su bianco chi volevo con me in sala parto, quali tipologie di analgesia fossero per me ammissibili, che tipo di parto volevo. Ho detto la mia su episiotomia, induzione, su come e dove volessi la mia bambina una volta nata. In Italia, le mie amiche, non hanno avuto esattamente la stessa possibilità. (Mai sentito parlare di violenza ostetrica? Dai un’occhiata alla pagina Facebook dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia)

Qui a Londra ho avuto la fortuna di partorire in un birth centre bellissimo, con camere enormi che di ospedaliero non avevano assolutamente nulla. Ho partorito in una stanza grandissima, col bagno privato, delle poltrone, un divano, una palla da yoga, una vasca enorme e le luci soffuse. Nessun lettino su cui stare bloccata e spingere con le gambe per aria. Nessun neon, nessuna fretta. Solo io e le ostetriche, con la sicurezza che in caso di necessità il personale medico, le sale operatorie e la terapia intensiva neonatale erano a pochi metri di distanza.

In Italia, le amiche avevano difficoltà a convincere il personale medico a trascorrere il travaglio coi loro compagni, io invece tra una contrazione e l’altra mi ritrovavo a dover scegliere, con l’aiuto del mio compagno e di mia madre (che non avevo invitato, ma che si era intrufolata lo stesso) cosa mangiare da un menù che non aveva nulla da invidiare a quello di un ristorante (e che in quel momento era l’ultima cosa che volevo).

il parto, finalmente!

In Italia le mie amiche partorivano e qui a Londra (dopo appena diciannove ore di travaglio) partorivo anche io. La gioia e le lacrime esattamente le stesse, da una parte e dall’altra della Manica.

Nonostante il rooming in, in Italia i bimbi venivano portati al nido (anche per ore), mia figlia invece non ha mai abbandonato il mio fianco. Per la maggior parte, le mie amiche condividevano la stanza con altre neomamme, mentre io avevo una camera con letto matrimoniale e bagno privato più grandi di quelli di casa mia. Stanza dove poter dormire col mio compagno e la mia bambina, dove poter fare la doccia o un bagno in tutta tranquillità, dove scegliere cosa volevo mangiare dal solito menù da ristorante. Tutto gratuitamente.

In Italia, le amiche rimanevano in ospedale per qualche giorno, mentre io dodici ore dopo potevo già scegliere di andare a casa.

In Italia, le amiche rientravano finalmente a casa e venivano un po’ abbandonate a se stesse, qui a Londra invece le ostetriche venivano a controllarci e pesarci e coccolarci ogni cinque giorni circa, per il primo mese. Cosa fondamentale, soprattutto se non si hanno parenti e amici a portata di mano.

partorire a londra, Lo rifarei?

Ormai è passato qualche mese, e dal “non voglio partorire mai più” sono passata all’essere aperta all’idea di avere un secondo figlio. Tra qualche anno, ovviamente. La mia esperienza qui a Londra è stata indubbiamente positiva. Certo, l’approccio che medici e ostetriche hanno  durante la gravidanza è molto “minimal”, ma l’attenzione durante il parto e soprattutto nel post parto è davvero tanta. Non ho speso un penny,  escludendo il costo dei mezzi pubblici da/per le visite e quello delle ecografie fatte privatamente. Avere una stanza tutta per me o mangiare gelato a volontà non mi è costato alcun sovrapprezzo. In conclusione, confrontando le varie esperienze, se dovessi scegliere un Paese dove ripetere l’esperienza, questo sarebbe indubbiamente l’Inghilterra.

Quale è stata la tua esperienza? Hai subito violenza ostetrica? Hai partorito o partorirai in un Paese diverso dall’Italia? Raccontamelo nei commenti!

3 pensieri su “Partorire a Londra, la mia esperienza e le differenze con l’Italia

  1. Smallbudgetdiva ha detto:

    Che meraviglia!
    Anche io ho riscontrato moltissime differenze fra Italia e Germania, dove ho partorito io!
    Anche la Germania per le visite e le eco è molto minimale e invece si concentra moltissimo sul parto e sul post parto.
    Davvero interessante!

  2. Melania ha detto:

    Io ho partorito x due volte in Italia, a Milano e mi sono trovata benissimo. Ho potuto scegliere la clinica privata con camera singola ed è stato un sogno 😊

  3. Francesca ha detto:

    Hai ragione sul numero di esami veramente assurdo a cui siamo sottoposte qua in Italia. Io ho la scadenza il 17 marzo (prima figlia) e ho trovato un centro nascita qui a Torino che funziona con gli stessi principi che hai descritto, reparto di sole ostetriche e vicino ci sta il reparto con i ginecologi nel caso servisse altrimenti si rimane insieme al papà e alla piccola con il rooming in in stanze da massimo due persone. La sala parto è colorata, ha il letto da una piazza e mezza più palla, sedia da parto, vasca ecc. purtroppo di realtà così ce ne sono ancora poche in Italia ma qualcosa si sta iniziando a muovere credo. Per la toxoplasmosi sono stata di recente in Norvegia e loro non ne tengono proprio conto perché dicono che a quelle temperature non sopravvive. Anche in altri paesi ho sentito che non tengono molto conto, chissà perché qui in Italia abbiamo una vera e propria paranoia…

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